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Visualizza la versione completa : argomento "difficile"...


claude
25-09-2009, 20:50
... difficile da affrontare. Come oramai tutti sapete sono un appassionato di Morelli e di Riza, entrambi capaci di affrontare argomenti e problematiche molto seri, talvolta molto gravi... con una gran naturalezza, con una notevole "leggerezza" se vogliamo... Quivi anche il disagio + grave e cronico, ha sempre una sua "risolvibilità", senza mai ricorrere a dei farmaci... Come tali argomenti vengono trattati ed esposti da Morelli o dal suo mensile, è straordinario n0nchè di notevole aiuto per tutti... Ma io mi chiedo e rifletto: Partendo dal fatto che il termine "depressione" viene usato dalla banale frustrazione giornaliera..... al + terribile dei malesseri che portano l'individuo a privarsi della propria vita o a quella di un altro individuo... come venite colti e come ve lo spiegate un fattaccio come quello dei 2 angeli di Bologna e della loro mamma che non c'è + ( per voler suo...) E pure qui viene "semplicemente" usato il termine "depressione" ... I tg e i porta a porta, che impazzano a tutte le ore per analizzare, valutare, scrutare tale tristissime vicende. A me tali notizie, mi segnano, mi colpiscono, mi addolorano a morte... ma non riesco a dare un giudizio o un'accusa... ma solo una gran pena... E qui mi chiedo: può solo essere "una depressione"? Perchè accade? Mi sento molto piccolo, impotente, impaurito di fronte a sti fatti sconcertanti.. E voi che ne pensate? Scusate la "pesantezza" dell'argomento..

Maria Stella
25-09-2009, 21:33
mi mancavano i tuoi interventi...
Di fronte a questi eventi, purtroppo abbastanza frequenti di botto mi scattano due riflessioni.
1 - darei fuoco ai giornalisti che in barba dell'etica professionale (???), non hanno più rispetto di nulla e per fare audience sarebbero capaci di camminare sui cadveri ancora caldi.
2 - penso a quanto poteva sentirsi sola la persona che è giunta al punto di uccidere i suoi figli e se stessa. Possibile che chi le era vicinoo non avesse intuito tanta disperazione?

Questa è la cosa che più mi lascia sgomenta e mi fà riflettere di quanto questa società frenetica ci abbia reso sordi e ciechi.

claude
25-09-2009, 23:36
mi mancavano i tuoi interventi...
Di fronte a questi eventi, purtroppo abbastanza frequenti di botto mi scattano due riflessioni.
1 - darei fuoco ai giornalisti che in barba dell'etica professionale (???), non hanno più rispetto di nulla e per fare audience sarebbero capaci di camminare sui cadveri ancora caldi.
2 - penso a quanto poteva sentirsi sola la persona che è giunta al punto di uccidere i suoi figli e se stessa. Possibile che chi le era vicinoo non avesse intuito tanta disperazione?

Questa è la cosa che più mi lascia sgomenta e mi fà riflettere di quanto questa società frenetica ci abbia reso sordi e ciechi.

Ti dò perfettamente ragione. Figurati che nei periodi di maggior sensibilità, non riesco manco + a guardarli i tg i e i programmi definiti di "approfondimento culturale"... cedo... cambio canale. Ma purtroppo accade talvolta che mangi un pranzo di lavoro ad un bar con un collega, e la tv ti anticipa, ti bersaglia, ti approfondisce queste tristezze, te le ripete... ed è inevitabile che mi venga il mattone allo stomaco e l'ansia prende il sopravvento... ciao cara...

cynthia
25-09-2009, 23:55
A me tali notizie, mi segnano, mi colpiscono, mi addolorano a morte... ma non riesco a dare un giudizio o un'accusa... ma solo una gran pena... E qui mi chiedo: può solo essere "una depressione"? Perchè accade? Mi sento molto piccolo, impotente, impaurito di fronte a sti fatti sconcertanti.. E voi che ne pensate? Scusate la "pesantezza" dell'argomento..

...questo è uno dei più bei post che abbia letto su questo forum. Ha ragione Maria Stella: anche a me mancavano i tuoi interventi. E' bello per la profondità dell'argomento e, soprattutto, perchè ci obbliga a considerare gli altri, a guardare oltre noi stessi e ciò che accade nel nostro piccolo mondo quotidiano. Non è questo forse quello che accade prima che accadano queste disgrazie? Non sono forse tutte tragedie annunciate che tutti, protagonisti, vicini, familiari non riescono a vedere? Io sono una madre ed è inevitabile sentire i brividi che una folata di vento gelido come questo ti lascia addosso quando ti passa accanto. Pena, compassione, tenerezza e rabbia infinita per queste povere anime innocenti tutte vittime della mancanza di cultura, di consapevolezza, di sostegno, di amore...

Cinzia
26-09-2009, 00:02
Se intorno a noi invece di farci le guerre, dal quotidiano col vicino di casa alle grande tragedie internazionali, capissimo che l'unico atto d'amore e' tendere la mano a chi ci sta accanto, ci sentiremo tutti meno soli. Ma siamo troppo presi da noi stessi per accorgerci degli altri. Meditiamo gente, meditiamo.

romario
26-09-2009, 11:02
Credo che queste tragedie nascano dalla profonda solitudine in cui viviamo,tutti indaffarati con i nostri problemi ed incapaci o spaventati dalla solitudine altrui..è difficile tendere la mano a chi ha bisogno,è difficile chiedere aiuto da parte di chi ne ha bisogno..Comunque ,e questo è solo il mio personale pensiero,metterei sul banco degli imputati il leggero uso dei psicofarmaci,dati con molta leggerezza ai primi sintomi di disagio..se usati in modo improprio,credo possano dare allucinazioni..e può essere che certi gesti ,che magari possono frullare nella mente di chiunque di noi,ma che poi difficilmente mettiamo in atto,sotto l'azione di certi farmaci possono essere messi in atto,in quanto alterano la lucidita'..Non credo umanamente possibile,che una persona anche piena di problemi possa uccidere un figlio..

sole
26-09-2009, 11:06
l'amaro in bocca e' sentire frasi come "era una bravissima persona, chi l'avrebbe immaginato", "ma, era SOLO un po' depressa", e ancor peggio "ma che mostro, come si fa ad uccidere un figlio".sono frasi orribili, non c'e peggior cieco di chi non vede, di chi non guarda cio' che ti sta vicino , di chi non capisce e non legge della persona che ti sta accanto , dolore, tristezza, non piu' voglia di vivere, amarezza. come si fa a passare oltre sperando che tutto passi e tutto si risolvi da se'. mi viene la pelle d'oca solo a pensare a queste madri che un giorno capiranno cio' che hanno fatto e dovranno vivere con questo orribile pensiero, per loro questa e' la piu' dura delle condanne.

dai importanza alle piccole cose se non vuoi che succedano grandi tragedie

Mariaromana
26-09-2009, 11:18
[QUOTE=claude;12374]... difficile da affrontare. Come oramai tutti sapete sono un appassionato di Morelli e di Riza, entrambi capaci di affrontare argomenti e problematiche molto seri, talvolta molto gravi... con una gran naturalezza, con una notevole "leggerezza" se vogliamo... Quivi anche il disagio + grave e cronico, ha sempre una sua "risolvibilità", senza mai ricorrere a dei farmaci... Come tali argomenti vengono trattati ed esposti da Morelli o dal suo mensile, è straordinario n0nchè di notevole aiuto per tutti...

guarda Claude, le etichette semplificano tutto e ci fanno pensare che tutto sia sotto controllo, c'è nel mondo un mare di sofferenze indicibili, a tutti i livelli...certamente ognuno di noi ha una soglia di tolleranza del dolore, del disagio, anche fisici oltrechè morali. Forse la salute psichica ci permette di reggere le botte e anzi di poterle rielaborare a nostro favore ? e la malattia psichica ci da una vulnerabilità estrema che ci puo' far soccombere ? Il fatto è che "le ossa" ce le facciamo pian piano dalla nascita...la dove sono mancati dei nutrimenti indispensabili alla loro costruzione, i colpi che riceviamo nella vita ce le fratturano.

Maria Stella
26-09-2009, 14:33
Se intorno a noi invece di farci le guerre, dal quotidiano col vicino di casa alle grande tragedie internazionali, capissimo che l'unico atto d'amore e' tendere la mano a chi ci sta accanto, ci sentiremo tutti meno soli. Ma siamo troppo presi da noi stessi per accorgerci degli altri. Meditiamo gente, meditiamo.



il vicino di casa è già "fuori casa"...il triste è quando la mancanza di sensibilità o il voler sminuire a tutti i costi i problemi di chi stà male è dentro la famiglia.
Spesso chi ha bisogno di aiuto si vergogna di chiedere, perchè anche se chiede o viene maltrattato come un "debole" o addirittura deriso.
Parola di chi ci è passato.

sonianeri
26-09-2009, 15:02
Sono importanti l'ascolto, l'attenzione e l'aiuto, è importante non sottovalutare i disagi propri e altrui, è importante coltivare l'amore e dargli tutto il tempo, è importante agire dove possiamo, nello spazio che ci circonda, senza delegare ad altri, è importante essere responsabili di se stessi e delle proprie azioni, è importante chiedere come lo è donare ed è importante non dimenticare mai che al di sopra di ogni differenza superficiale siamo tutti profondamente esseri umani.

cynthia
26-09-2009, 22:21
il triste è quando la mancanza di sensibilità o il voler sminuire a tutti i costi i problemi di chi stà male è dentro la famiglia. Spesso chi ha bisogno di aiuto si vergogna di chiedere, perchè anche se chiede o viene maltrattato come un "debole" o addirittura deriso.

...credo che questo sia il punto principale da cui purtroppo si sviluppa il "cancro della depressione" vera. Quanti si vergognano di parlare di come si sentono con i propri familiari? E quanti si vergognano del loro marito, moglie, figlio, fratello o genitore perchè depresso e minimizzano o deridono? Quanti, ammesso e concesso che ci sia l'attenzione, l'amore e la volontà di vedere il problema, hanno anche l'istruzione, la mentalità ed i mezzi economici per il sostegno esterno necessario? Tutti abbiamo delle "bestie nere" dentro, tutti ne proviamo orrore eppure esistono, fanno parte di noi e più nella vita siamo ligi, seri, responsabili, corretti, "bravi" più ci assalgono..così all'improvviso..destabilizzandoci..siamo forse dei mostri?..no, al contrario, siamo troppo bravi, chiediamo troppo a noi stessi, non osando confessare semplicemente: "ho paura di non farcela"..pecchiamo di presunzione, orgoglio e deliri di onnipotenza..e allora w morelli, w l'imperfezione, w il "non dipende da te" che ci restituisce ai nostri sacrosanti limiti depressurizzandoci. Non ci resta che aprirci e parlare, augurandoci di avere la fortuna di essere ascoltati, sentiti, amati...

Mariaromana
27-09-2009, 10:12
[QUOTE=cynthia;12528]...credo che questo sia il punto principale

Si Cinzia hai ragione in quello che dici, purtroppo il disturbo psicologico è visto ancora come una cosa vergognosa, sono vecchi retaggi culturali che ci portiamo dietro e ci influenzano ancora. Ma il fatto che proprio in famiglia ci sia una mancanza di reale aiuto e considerazione per chi ha qualche problema è collegata al bisogno di ognuno di noi di proiettare la sua "ombra" fuori di se. L'ombra è quella parte nascosta e ignorata della nostra persona che non emerge coscientemente, si svela nei sogni o nel fastidio che ci danno certe persone per aspetti, che in realtà appartengono alla nostra parte in ombra, aspetti che abbiamo rimosso o tentato di farlo ma fanno parte di noi . Questo tipo di proiezione si verifica in ogni ambiente umano, dunque anche nella famiglia. Abbiamo sempre bisogno di un capro espiatorio che è proiezione della nostra ombra e sui cui possiamo scagliarci, illudendoci che noi non abbiamo niente a che fare con quell'aspetto . Percio' "quello è matto" sottintende "io non c'entro con questa cosa, non mi appartiene"...in realtà quando si dice "quello è matto" si esorcizza la paura di avere quella potenzialità di essere matto, e in effetti la potenzialità c'è...
Ma si puo' accettare coscientemente la propria ombra, è un lungo lavoro e quelle energie che servivano a combatterla, possono essere impiegate e anzi sono accresciute per accettare e amare se stessi e quindi anche gli altri.

19milli72
29-09-2009, 13:42
Sono d'accordo con romario molto spesso vengono usati antidepressivi o ansiolitici che possono alterare la personalita', perche' nn sono i farmaci giusti , perche' anche certi medici nn ascoltano realmente , anche in questo campo e' difficile secondo me trovare la persona giusta... A volte nn ascoltano nemmeno e prescrivono ansiolitici o addirittura psicofarmaci.. Difronte a certe tragedie sicuramente nn si riesce a starne fuori.. Siamo mamme e quindi sentire che una madre uccide i propri figli nn puo' che dare un senso di tristezza profonda..... E poi forse anche i telegiornali piuttosto che i giornali ecc... Parlano troppo di queste cose.... Io sono dell'idea che si fa di tuttun'erba un fascio e nn e' giusto.. C'e' bisogno di parlare... E sicuramente in certi casi anche di psicofarmaci.... Ma bisogna saper ascoltare...

XfettaimXfetta
29-09-2009, 13:54
Non lo so se gli altri sono davvero così ditratti...o se piuttosto non si sia molto bravi a nascondere.

Io sono stata depressa, anche se in quel momento non sapevo di esserlo.
Si ha un'idea della depressione che non corrisponde alla realtà o forse la depressione non si presenta sempre con lo stesso volto. Non so.
Io conservavo il mio aspetto gioviale e "solare", frequentavo gli amici, anche se quando ero con loro in realtà io mi sentissi "fuori" da tutto,mi sentissi sola anche in mezzo agli altri; crescevo mia figlia, conoscevo le altre mamme e per tutti ero sempre allegra e sorridente.
Poi quando stavo sola in casa, in certi momenti, le cose erano ben diverse. Ma quel dolore era tutto mio. Piangevo buttata sul letto e dentro me, oppure sottovoce, quasi in silenzio, gridavo un "aiuto" che però nessuno poteva sentire. Chiedevo aiuto, ma non sapevo contro chi e contro cosa, fra le lacrime però eraquella la sola parola che usciva, anche se muta. Mi sentivo sciocca, ingrata verso la vita perchè "avevo" tutto eppure non stavo bene. Mi sentivo in colpa di stare come stavo! E poi avevo paura di diventare un peso per la mia famiglia. E allora pensavo che reagire volesse dire far finta di star bene e ignorare quel malessere.
Ad un certo punto l'altra parola che si accompagnava ad "aiuto" nei mie pianti silenziosi era "basta".

XfettaimXfetta
29-09-2009, 14:00
Era "basta". Aveo iniziato a pensare difarla finita, pensavo a mia figlia e pensavo che sarebbe stato anche per lei non avere una madre come me, e quando mi dicevo che una mamma è importante per una figlia, piangevo di più pensando che non io, che ero presuntuosa anche solo apensare di poter essere indispensabile per mia figlia, che all'epoca aveva circa sette anni.
Ogni volta che pensavo a come uscire da tutto questo, quando cercavo una risposta a quel basta, la sola risposta la trovavo nell'idea della morte.
A volte pensavo anche che se mi fossi uccisa, allora tutti avrebbero capito quanto stessi male. Di ammetterlo io, davanti a loro, però ora che c'ero, non era neppure calcolato. Pretendevo da me di essere forte, di non star male,odiavo la mia fragilità, confondevo la sensibilità e la fragilità con la debolezza, e le odiavo entrambe, odiavo sentirmi una debole, odiavo me stessa perchè ero quella cosa informe (così mi sentivo).

XfettaimXfetta
29-09-2009, 14:11
Se mi fossi uccisa nessuno avrebbe capito perchè. A nessuno ho permesso di capire come stavo. Non volevo che nessuno lo capisse. Questo per me era non arrendersi, era lottare contro questa cosa che sentivo dentro me.
Mi sentivo morta, non avevo più emozioni. Le emozioni tante volte erano state dolorose, ed allora le tenevo fuori tutte, belle e brutte.
potei continuare adescrivere come stavo per ore...mi fermo. Tranquilli! :)

Aggiungo solo che per fortuna ho avuto paura dei miei stessi pensieri e così mi sono arresa. Per fortuna.

XfettaimXfetta
29-09-2009, 14:12
Quando ho inizito la terapia e le cose hanno iniziato a venir fuori, mi è capitato di piangere davanti a mio marito in un modo che non posso rendere a parole, erano singhiozzi, erano sussulti esagerati, tremavo, il mio corpo sussultava in maniera esagerata, scossa da singhiozzi enormi parlavo, parlavo e gli dicevo quello che avevo dentro...e lui una volta me lo disse che solo in quel momento vedendomi in quello stato si rendeva conto di quanto stessi male e si stupiva di non averlo capito prima.
In realtà credo fosse difficile capirlo.Qualcuno fra i miei cari, poi mi disse chea volte aveva avuto qualche sentore, mio padre venni a sapere che aveva chiesto a miasorella se stessi bene, che a volte mi vedeva strana, ma non sapeva neppure spiegare perchè e come, ma poi si rassereneva la volta che poi mi vedeva più tranquilla, e mia sorella poi lo rassereneva, si avevo i miei problemi, quelli con cui per anni li avevo tartassati e di cui neppure parlavo più. insomma si, a volte sembava che qualcosa non fosse proprio al massimo, ma non sembrava nulla di preoccupante. Ma come potevano vedere di più, se io per prima non voelvo lo vedessero, non volevo accettarlo e vederlo neppure io!

sole
29-09-2009, 14:30
potei continuare adescrivere come stavo per ore...mi fermo. Tranquilli! :)

Aggiungo solo che per fortuna ho avuto paura dei miei stessi pensieri e così mi sono arresa. Per fortuna.


tranquilla tu, mi hai fatto venire la pelle d'oca e pure una lacrimuccia, per me puoi continuare a raccontarti finche' ne avrai voglia, ed io continuero' a leggerti ed ascoltarti

M.Martina
29-09-2009, 15:52
Caro mio Claudio, credimi a volte la mia sensibilità mi porta a non guardare il tg all'ora di cena...per non far sì, che il mio intestino si aggrovigli maggiormente, per queste notizie raccapriccianti, ovviamente però non si può tener la testa sotto la sabbia... e quindi per mio diritto d'informazione ascolto con tanta pena vicissitudini di cronaca, dove spesso, dietro vi è una grande speculazione giornalistica... Il fatto di Bologna è sicuramente uno di quegli esempi di grande solitudine, con aggravante di patologie legate a stati depressivi, e forse anche uso non controllato di farmaci non sempre idonei... laddove persone e familiari, della stessa donna, ignari hanno lasciato che accadesse la tragedia... Come madre e donna immagino quanta sofferenza e dolore questa persona ha patito, per giungere al gesto eclatante...resto basita addolorata nel profondo del cuore, per la vita strappata alle anime innocenti... vittime di una indiferenza sociale, nel porgere una mano, un gessto d'amore... Grazie Claudio per avermi dato la possibilità di esplicare e riflettere.... ti bacio M.M.

araba fenice
29-09-2009, 15:58
Io sono stata depressa, anche se in quel momento non sapevo di esserlo.
Si ha un'idea della depressione che non corrisponde alla realtà o forse la depressione non si presenta sempre con lo stesso volto. Non so.
Io conservavo il mio aspetto gioviale e "solare", frequentavo gli amici, anche se quando ero con loro in realtà io mi sentissi "fuori" da tutto,mi sentissi sola anche in mezzo agli altri; crescevo mia figlia, conoscevo le altre mamme e per tutti ero sempre allegra e sorridente.
Poi quando stavo sola in casa, in certi momenti, le cose erano ben diverse. Ma quel dolore era tutto mio. Piangevo buttata sul letto e dentro me, oppure sottovoce, quasi in silenzio, gridavo un "aiuto" che però nessuno poteva sentire. Chiedevo aiuto, ma non sapevo contro chi e contro cosa, fra le lacrime però eraquella la sola parola che usciva, anche se muta. Mi sentivo sciocca, ingrata verso la vita perchè "avevo" tutto eppure non stavo bene. Mi sentivo in colpa di stare come stavo! E poi avevo paura di diventare un peso per la mia famiglia. E allora pensavo che reagire volesse dire far finta di star bene e ignorare quel malessere.
Ad un certo punto l'altra parola che si accompagnava ad "aiuto" nei mie pianti silenziosi era "basta".[/QUOTE]

Basta è una parola che ho sentito spesso risuonare dentro me..
Ma a quanto pare non è ancora abbastanza..Non sono ancora arrivata alla condizione di DOVERMI arrendere..

promilla
29-09-2009, 16:28
uno non sa di essere depresso...
vive in un mondo a parte.. grigio... tutto gli passa accanto e non gli provoca nessuna emozione...
Ci sono passata anch'io. Non era una depressione grave e non ho mai pensato alla morte, non almeno dall'arrivo dei miei figli. Io li avevo messi al mondo e loro avevano il diritto di avere una mamma. Ma non quella mamma!
Una mamma che (per quanto ancora si sforzi di ricordare) non sa se il suo secondo figlio ha gattonato, non si ricorda quando ha parlato o cosa ha detto per primo...il giorno che ho capito questo, mi sono accorta che avevo bisogno d'aiuto..
Sto bene ora. Ho apportato tanti cambiamenti nella mia vita ma la cosa che ancora oggi mi fa rabbia è il "chiudere gli occhi" delle persone che hai accanto. Parlo sia per me sia per tutte le persone che "conosciamo" tramite gli articoli di cronaca.
é vero... a volte si riesce ad indossare una maschera di finta serenità anche quando dentro il tarlo nero di sta divorando. Ma non posso credere che un marito, una amica ma soprattutto un genitore non si accorga che qualcosa non va.. eppure accade, e il "depresso" si trova sempre più solo e forse inizia a pensare che se nessuno può aiutare lui come potrebbe aiutare i suoi figli??

M.Martina
29-09-2009, 16:33
...rispondo ad Araba fenice....Cara aver tutto non vuol dire essere felici... spesso è l'esatto contrario, ti comprendo benissimo...proviamo ad non aver paura delle nostre paure, anzi accettiamole cedevolmente per capire a cosa ci portano, dicendo 'basta' ad un comportamento di automa che va contro la nostra vera natura....

araba fenice
29-09-2009, 17:39
...rispondo ad Araba fenice....Cara aver tutto non vuol dire essere felici... spesso è l'esatto contrario, ti comprendo benissimo...proviamo ad non aver paura delle nostre paure, anzi accettiamole cedevolmente per capire a cosa ci portano, dicendo 'basta' ad un comportamento di automa che va contro la nostra vera natura....

Martina ti ringrazio molto delle parole, ma credo che tu facessi riferimento al pezzo sopra..che non è mio, bensì di perfettaimperfetta, che io avevo quotato.
Io ho scritto solo la righetta in fondo in cui parlavo del "Basta"!
Però, ugualmente, quello che hai scritto può andare benissimo per me e per quello che sto vivendo ora. Sincronicità?

Euterpe
29-09-2009, 19:15
Xfettaimxfetta il tuo racconto mi ha fatto pensare a un brutto periodo che ho passato anch'io e quindi ti capisco benissimo... Sono riuscita a superarlo, ma qualche volta, ancora oggi, mi capita di essere talmente arrabbiata con me stessa da volermi quasi annientare. Puó essere scatenato dalla cosa più banale, ma quasi sempre il problema è che io mi sento responsabile dell'accaduto in maniera così tragica, che automaticamente mi sento un'idiota, una imbecille per non essere riuscita a evitare questo o quel danno. Tutto questo credo per il mio eccesso di perfezionismo, ho continuamente paura di recare danno agli altri, e così faccio solo male a me stessa. Credo sia da momenti come questi che dobbiamo rifuggire e cercare di essere un pó piú accomodanti con noi stessi. In fondo siamo esseri perfetti ma imperfetti, giusto?

XfettaimXfetta
30-09-2009, 10:32
@Euterpe:
credo che le nostra imperfezione sia ciò che più ci rende interessanti,unici e umani! :p

XfettaimXfetta
30-09-2009, 11:05
@promilla:
mettiamo che i propri cari se ne accorgano; possono chiedere cosa ci sia che non va;se la risposta fosse "niente, tutto a posto"..cosa possono fare ancora, a parte, forse preoccuparsi? Potresti non convincerli, loro potrebbero anche continuare a pensare che qualcosa non va, certo, ma cosa potrebbero fare? Piantonarti? Obbligarti ad andare da uno psicologo? Obbligarti a prendere qualche "pillola"? Obbligarti ad essere felice? Cosa? Potrebbero farti sentire il loro amore, ok. E se fosse invece che quel loro amore c'è sempre, c'è sempre stato e sei tu che non sei più capace di sentirlo? Purtroppo la depressione ti fa calare un vero nero sugli occhi che a volte distorce di parecchio la realtà.

XfettaimXfetta
30-09-2009, 11:05
Ricordo che le rare volte che avevo provato a parlare con qualcuno, non di depressione, ma di quelle strane sensazioni di malessere che sentivo dentro, le loro parole pronunciate con le migliori intenzioni, nel tentativo di tirarmi su, mi facevano sentir peggio. Mi dicevano di star su, "che avevo tutto", cercavano di farmi vedere tutti i lati positivi delle cose,della mia vita. E questo faceva solo sì che io mi sentissi ancora più in colpa per come stavo, mi sentivo ingrata verso la vita e rispetto a chi stava peggio, rispetto a chi "stava davvero male". Mi sentivo una stupida incapace,mi sentivo quasi cattiva perchè non riuscivo ad apprezzare ciò che avevo. Scrivevo su un forum, come ora, e mi dicevano che dovevo imparare ad apprezzare le piccole cose...ma io non ci riuscivo e me ne facevo una colpa.
Invece il punto è che la depressione è proprio, o anche, l'incapacità di fare tutto ciò. Non sei tu..è lei.
E come se tutti ti dicessero, e tu stessa pretedessi da te, di correre invece che zoppicare. Ma se ti fa male un piede come puoi correre?
Tu comunque anche se quel piede ti fa male a farti una lastra o dal dottore non ci vai e ti ostini a voler a correre, poi te la prendi con te perchè non ce la fai e il piede ti fa sempre più male.
Nel caso del piede qualcuno che capisce il tuo dolore può, al limite, prenderti di forza e portarti al pronto soccorso che tu voglia o no.
Nel caso di un malessere interiore è diverso.
Nessuno purtroppo può aiutarti,se non te stesso.

Ginestra
30-09-2009, 11:26
[QUOTE=XfettaimXfetta;13010]Ricordo che le rare volte che avevo provato a parlare con qualcuno, non di depressione, ma di quelle strane sensazioni di malessere che sentivo dentro,

...sarò noiosa ma mi sembri il mio specchio. Continuo ad essere noiosa ma non ho avuto altrettanta forza da aiutare me stessa. Non credo sia piangersi addosso, mi sbaglierò ma......
Mi sento fuori da sempre, fuori da tutto e da tutti, diversa e perciò esclusa, ma il bello è che prima che lo facciamo gli altri mi autoescludo.....
Mio padre credo che non mi abbia mai chiesto come sto, non si sia neanche mai posto il problema, magari mi vede triste e silenziosa ma lo scambia per musonaggine, mia madre sa tutto di me ma fa finta di non vedere, di non accorgersi come che fare finta di nulla sia un modo per scacciare i problemi e parte con le frasi fatte, non ne vale la pena, non macerarti così e via dicendo.
Mio fratello per far prima manco mi rivolge la parola, della serie non esisti a meno che non abbia bisogno. Che tristezza dirai. Appunto.
Mio marito mi è vicino, ma sento che tante cose sono più grandi di lui, ma almeno c'è. Alle volte vorrei che mi portasse via, lontano dalla tristezza della mia famiglia di origine, che avesse lui per me la forza che non ho avuto io, ma so pure che non posso pretendere che faccia lui ciò che non so fare io. E' ol cane che si morde la coda....

flower
30-09-2009, 11:36
Mio fratello per far prima manco mi rivolge la parola, della serie non esisti a meno che non abbia bisogno. ....

a volte anche ciò che vediamo noi è lontano dalla realtà. Il periodo in cui stavo male, mio fratello non mi rivolgeva la parola. Molto tempo dopo ho saputo da mia madre che una sera andò da lei, in lacrime, chiedendogli: "ma cosa sta succedendo a mia sorella? cos'ha?" Era solo più spaventato di me, e non aveva il coraggio di parlarmi direttamente... guardare in faccia "il mostro" è difficile per noi, ma lo è altrettanto per chi ci vive accanto...

Ginestra
30-09-2009, 11:36
pure io come te penso alle volte se mi uccido si accorgeranno una volta per tutte che sto male e che ho bisogno. Così da smettere di darmi per scontata. Sono scontata e perciò banale.
Pensa, si è organizzata una cena, senza dirmi niente dando per scontato appunto che io ci fossi. Invece quando è saltato fuori che non sarei stata presente il padre padrone ha cominciato ad urlare (che strano!) facendomi sentire in colpa, che non lo voglio far contento, che lo faccio apposta, che fa di tutto per farci star insieme, che lui ha organizzato e si aspettava che poi noi andassimo avanti senza di lui, che dovevo farmi trovare la sera con la mia famiglia(marito e figli). Ebbene non ho fatto niente di tutto ciò. Basta con lo stare insieme per forza, basta con fare cose che non voglio fare per amore di qualcun'altro, con il ricatto affettivo. E' stato faticoso, molto. Non sai la nausea che mi è venuta e quanto ho dovuto far fronte al mio autocontrollo.
Dirai tu brava. Non dirlo perchè la mia vita è tutta qui. Un continuo far cose che non voglio, stare con persone con cui non voglio stare, stare in posti in cui non vorrei essere.....

XfettaimXfetta
30-09-2009, 12:24
Si vede che non è ancora il momoneto, ginestra
Se può consolarti io ci sono stata anni in quel pantano, così a lungo che alla fine potevo quasi sentirne la puzza di quella melma!
Non solo ero caduta faccia a terra in un buco nero, ma invece di rialzarmi, ad un certo punto, avevo iniziato persino a scavare..
Avrei potuto passare una vita forse così..invece poi non so esattamente cosa sia successo, ma qualcosa è cambiato...

stefy65
30-09-2009, 12:46
Non dirlo perchè la mia vita è tutta qui. Un continuo far cose che non voglio, stare con persone con cui non voglio stare, stare in posti in cui non vorrei essere.....

anche per me stesse sensazioni, stessa stanchezza.....
ma per apportare dei cambiamneti occore tempo, e ha ragione xpettainxfetta quando afferma che forse non è ancora il momento giusto.
Il tuo NO deciso a quella cena è un piccola grande conquista, ce ne saranno altre.
Penso che il più delle volte siamo noi stessi che trasformandoci in giudici e censori rendiamo poi la nostra vita un inferno.

cornaglia patrizia
30-09-2009, 13:51
a volte anche ciò che vediamo noi è lontano dalla realtà. Il periodo in cui stavo male, mio fratello non mi rivolgeva la parola. Molto tempo dopo ho saputo da mia madre che una sera andò da lei, in lacrime, chiedendogli: "ma cosa sta succedendo a mia sorella? cos'ha?" Era solo più spaventato di me, e non aveva il coraggio di parlarmi direttamente... guardare in faccia "il mostro" è difficile per noi, ma lo è altrettanto per chi ci vive accanto...

è vero,io avevo una cugina a cui volevo molto bene,come una sorella ed era depressa avevo quasi il timore di parlarle,era talmente chiusa in se stessa...io poi in quel periodo avevo delle insicurezze profonde x cui pensavo che quando qualcuno non mi parlava era perchè gli avevo fatto qualcosa e da qui la paura di sentirmelo dire,accusare.In realtà era un'accusa che mi facevo da sola,ero sempre sotto processo.Un senso di colpa antico.

Ginestra
30-09-2009, 15:27
[Se può consolarti io ci sono stata anni in quel pantano, così a lungo che alla fine potevo quasi sentirne la puzza di quella melma!
Non solo ero caduta faccia a terra in un buco nero, ma invece di rialzarmi, ad un certo punto, avevo iniziato persino a scavare..
Avrei potuto passare una vita forse così..invece poi non so esattamente cosa sia successo, ma qualcosa è cambiato...[/QUOTE]

è proprio un pantano,in cui come un ippopotamo mi sto crogiolando da anni, nonostante il lezzo mi sia diventato nauseante. Forse non è ancora il momento giusto, ma io sono diventata grande e non posso fare altro che invecchiare, questa è la vita. Vorrei solo non avere tutti questi rimpianti e faticare ogni giorno, non dormire la notte ossessionata dai miei demoni e sentirmi spesso una mamma di m...... per non essere la leonessa che digrigna i denti a difesa dei propri figli, temendo di trascinare pure loro in questo pantano, grazie comunque della tua attenzione, è importante...ciao

Ginestra
30-09-2009, 15:31
anche per me stesse sensazioni, stessa stanchezza.....
ma per apportare dei cambiamneti occore tempo, e ha ragione xpettainxfetta quando afferma che forse non è ancora il momento giusto.
Il tuo NO deciso a quella cena è un piccola grande conquista, ce ne saranno altre.
Penso che il più delle volte siamo noi stessi che trasformandoci in giudici e censori rendiamo poi la nostra vita un inferno.

spero anche io che da quel NO possa arrivarne altri, anzi so già che dovranno arrivarne altri che mi metteranno in enorme difficoltà, ma s'ha da fare. Sono in affanno e logora, il cuore mi batte fortissimo, alle volte sembra che debba uscire dalla cassa toracica, mi fa quasi male. Altre volte sembra che perda colpi. Sarà tutto nervoso, rabbia repressa, magoni ingoiati. Tra l'altro in una maniera o in un'altra si dovrà manifestare..
Grazie per le tue parole