Matteo70
13-03-2011, 21:20
Ho un compagno da due anni. Lui è profondamente depresso: è sempre sfiduciato, distruttivo, dichiara una assoluta mancanza voglia di fare, di vivere serenamente e di uscire dalla sua condizione che riconosce da solo essere diventata patologica.
Ha preso a essere indifferente a me, prima al sesso, poi alle coccole, alle tenerezze più semplici e quotidiane. Poi ha cominciato a dire di non amarmi più, poi di non avermi mai amato. Adirittura di avere scelto di non amarmi. La nostra coppia non ha altri problemi: abbiamo in comune intenti, desideri. Siamo affiatati e la familiarità tra noi è assoluta. Ora vuole che ci separiamo, che stiamo lontani. Gli manco, ma non vuole avermi accanto. Dice che sono la persona per lui più vicina, ma mi allontana ed è sordo a qualunque mio tentativo di rasserenarlo, di tranquillizzarlo. Ora siamo al punto che mi dice "se vuoi resta", lasciando a me la responsabilità di un eventuale allontanamento. Lui dice d'essere distrutto anche dalla consapevolezza di costringere me, con il suo umore, a stare a mia volta male. In passato sono rimasto, l'ho quasi costretto, ma non sono sicuro che sia corretto e giuto il mio agire. So che è normale che chi è depresso allontani le persone più vicine, ma quando queste non sono legate a doppio filo (con il matrimonio o con il rapporto madre/padre - figlio/a) e quindi si sentono deleggittimati a imporre una presenza, cosa è corretto fare?
Ha preso a essere indifferente a me, prima al sesso, poi alle coccole, alle tenerezze più semplici e quotidiane. Poi ha cominciato a dire di non amarmi più, poi di non avermi mai amato. Adirittura di avere scelto di non amarmi. La nostra coppia non ha altri problemi: abbiamo in comune intenti, desideri. Siamo affiatati e la familiarità tra noi è assoluta. Ora vuole che ci separiamo, che stiamo lontani. Gli manco, ma non vuole avermi accanto. Dice che sono la persona per lui più vicina, ma mi allontana ed è sordo a qualunque mio tentativo di rasserenarlo, di tranquillizzarlo. Ora siamo al punto che mi dice "se vuoi resta", lasciando a me la responsabilità di un eventuale allontanamento. Lui dice d'essere distrutto anche dalla consapevolezza di costringere me, con il suo umore, a stare a mia volta male. In passato sono rimasto, l'ho quasi costretto, ma non sono sicuro che sia corretto e giuto il mio agire. So che è normale che chi è depresso allontani le persone più vicine, ma quando queste non sono legate a doppio filo (con il matrimonio o con il rapporto madre/padre - figlio/a) e quindi si sentono deleggittimati a imporre una presenza, cosa è corretto fare?